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E’ la specializzazione che si occupa della
cura dei canali interni alle radici dei denti,
dove normalmente è contenuta la polpa
dentaria e cioè i nervi, le vene e le arterie.
Un trattamento endodontico si divide
essenzialmente in due fasi: lo svuotamento completo del contenuto dei canali
radicolari ed il loro successivo riempimento tridimensionale mediante materiali non
riassorbibili.
Un trattamento endodontico deve essere
effettuato quando una carie raggiunge la
polpa viva del dente (e si deve quindi
praticare una devitalizzazione), oppure
quando ci si trova di fronte ad un nervo
morto per trauma o per una vecchia
otturazione molto profonda o ancora per
una carie penetrante presente da molto
tempo (e in questi casi si parla di terapia
canalare).
A volte si rende necessario il trattamento
endodontico anche nel caso di un dente
già devitalizzato, ma non completamente,
(ritrattamento endodontico).
Esistono inoltre casi in cui può essere utile
devitalizzare un dente per necessità
protesiche o per una eccessiva sensibilità
al caldo e al freddo.
Altri casi rendono necessaria una terapia
canalare o un ritrattamento quando ci si
trova in presenza di un granuloma, cioè
tessuto infiammatorio attorno all’apice della
radice o nel caso di una cisti, cioè una
raccolta di siero o di pus.
A volte in casi molto rari, se la guarigione
non avviene, si deve ricorrere all’apicectomia,
cioè all’asportazione della punta della
radice e del tessuto infetto per via chirurgica.
Poiché l’anatomia canalare è molto
complessa ed un dente può avere
fino a quattro canali radicolari, un
trattamento endodontico può anche
essere molto lungo e richiedere due
o più sedute,
con necessità di
eseguire tre o più radiografie per
controllare
la corretta esecuzione di
manovre effettuate in zone invisibili
agli occhi dell’operatore.
É necessaria questa estrema
precisione,
perchè una devitalizzazione
ben eseguita generalmente
non dà
mai più problemi. |